Questione di famiglia

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Ha appena fatto visita al padre che abita proprio lì,  nella casa a fianco. Quel padre che è stato per oltre vent’anni massaggiatore dell’inter, che sedeva in panchina vicino ad Helenio Herrera e che oggi è il primo tifoso, severo, critico, verace ed amorevole di quella squadra di ragazzine di cui lui, Franco, da oltre dieci anni è Presidente. Mentre racconta con affetto il suo “vecchio”  si apre una porta e dalle scale scende sorridente il figlio Marco. Indossa la divisa della squadra con quello stemma bianco e rosso che da luce a questa domenica mattina uggiosa. E’ frizzante nonostante sia tornato da poche ore da una trasferta. “Il pulmino è ancora fuori, siamo tornati alle due  di questa notte…” spiega papà Franco, poi si gira sorridente verso il figlio: “Marco sei andato a dormire con la divisa?”.  La risposta è una risata che coinvolge e scalda tutti nonostante l’umidità portata dalla pioggerellina.
Ho la sensazione di essere venuto a trovare una famiglia di vecchi amici, di essere di casa. Poi lo sguardo si ferma sul cognome scritto sul campanello e mi ricordo di essere qui, per la prima volta, ad incontrare un personaggio che con il fratello e il padre ha scritto alcune della pagine più belle del volley italiano: i Forte.
Si i Forte. Quelli che partendo nel 2000 dal volley Cislago, realtà provinciale del varesotto, hanno costruito con pazienza, saggezza, sacrifici e passione la Busto bella ed irresistibile che ha vinto in un solo anno Coppa Italia, scudetto e Coppa  Cev. La Busto indimenticabile, passata in pochi anni dalla serie A2 al triplete.

<<In realtà  – sorride Franco  fondatore e da oltre dieci anni Presidente di uno dei più prestigiosi sodalizi di pallavolo giovanile (la Futura Volley Giovani) – la passione per il volley è merito di mio fratello Michele. Quando abbiamo cominciato io non sapevo cosa fosse una rete da pallavolo.  Lui ha coinvolto ed appassionato tutta la famiglia. Poi con impegno, dedizione; con l’aiuto indispensabile di volontari, di amici  e di sponsor diventati tali, siamo riusciti a scrivere quella storia che gli appassionati di volley conoscono>>.

Una  storia che è impossibile sintetizzare in poche righe. Le foto appese alle pareti aiutano a selezionarne qualche  ricordo, qualche aneddoto, utile a capire quanto intensa e preziosa sia stata. Franco  osserva divertito e commosso quelle istantanee.  Si sofferma su una. Foto di gruppo, al centro Helena Havelkova  che stringe fra le mani un trofeo, sorridente con gli occhi lucidi. Gli stessi che sembra avere lui nel ricordare che quella ragazza, l’anno prima di quello scatto, ebbe una offerta economica strepitosa da un altro club e decise comunque di restare a Busto.  <<Motivò la sua scelta – sospira il Presidente – dicendo che lo doveva  a questa società. Aggiunse  che sarebbe rimasta un altro anno perché sentiva che qualcosa di bello si poteva fare>>. E dato che nulla accade per caso, quello fu l’anno del triplete.

Soddisfazioni umane immense che vanno oltre ai risultati raccolti in campo, come quello di vedere rientrare da quella porta, anche solo per un saluto, tante atlete che da Busto ci sono passate anni fa e che conservano ancora un indelebile ricordo di quell’avventura, di questa famiglia.
Soddisfazioni come quelle di vedere  tante “sue creature”, atlete cresciute nel suo settore giovanile, spiccare il volo verso l’olimpo del volley o come, un nome su tutte Sofia Monza,  essere accreditate quali  protagoniste indiscusse del volley di domani.
A proposito Franco desidera puntualizzarlo: le atlete non sono sue creature ma al massimo il connubio dell’impegno del singolo con uno straordinario lavoro di squadra, ove l’apporto dei validi collaboratori  che lo circondano, permette ancora oggi di trasformare molte ragazzine  in campionesse. <<Su Monza poi – aggiunge puntigliosamente divertito – il merito è tutto, ci tengo a dirlo, di Matteo Lucchini.  Lui l’ha scoperta piccolissima, ne ha intuito l’enorme talento,  e l’ha voluta in squadra facendola esordire in serie B a soli quattordici anni. Io mi sono limitato al mio ruolo di Presidente>>.

E’ buffo e al tempo stesso indice di straordinaria umiltà, notare come in più di un’ora e mezza di chiacchierata, sia l’unica volta che Franco citi il suo ruolo.

Nel ricordare il passato, nel raccontarmi il presente <<siamo partiti dalla B2 con un progetto biennale, per divertirci, per crescere tutti senza fretta, per non rischiare di essere una comparsa, per far bene con serietà>>,  ho avuto la sensazione di essere davanti ad un padre che racconta divertito, orgoglioso, emozionato i suoi figli, i  traguardi che hanno raggiunto e quelli a cui possono ambire.
<<In effetti quando gestisci un sodalizio giovanile sei un po’il  padre di una decina di figli in più, con relative responsabilità e soddisfazioni>> – ironizza Franco.
E lui quelle figlie le ricorda tutte. Due in particolare che, se avesse una bacchetta magica, farebbe giocare oggi con la sua B2: Giulia Angelina, la schiacciatrice in forza al Fenera Chieri e Veronica Taborelli banda di Soverato. Entrambe arrivate oggi a calcare i campi della serie A, entrambe cresciute qui in casa Futura, in questa famiglia.  E il binomio famiglia-squadra  sembra essere  il fil rouge di questa chiacchierata.

In una famiglia come in una squadra, ci sono regole e ruoli da far rispettare. In quasi vent’anni di volley i Forte sono riusciti a farlo senza  mai essere “spocchiosi”, senza mai far pesare le gerarchie, senza celarsi dietro all’ etichetta di capi, anzi riconoscendo a tutti  l’importanza e l’essenza  del ruolo svolto, rendendo tutti partecipi e orgogliosi di far parte di un progetto, di un gruppo, tutti fieri di riconoscersi in quello stemma bianco rosso, in questa famiglia.

Già. Famiglia sembra essere oggi più che mai un termine desueto soprattutto nello sport, forse perché esserlo comporta sacrifici, impegno e tanta, infinita, umiltà.   Chi ci riesce, in campo e nella vita, ha già vinto. A prescindere dai risultati.
Franco e la sua famiglia lo dimostrano. E continueranno a farlo.  

(Nella foto la da sinistra a destra: Franco Forte, con il padre Raffaele e il fratello Michele)


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2 pensieri su “Questione di famiglia”

  1. Ho conosciuto quest’anno per la prima volta la futura volley e da subito ho capito di trovarmi di fronte una grande famiglia i Forte , persone piene di valori umani e sportivi .
    Io e mia figlia che gioca in questa squadra in b2 ne siamo veramente orgogliosi. Grazie e ancora Grazie.

  2. Che dire….”un articolo che rispecchia appieno, la realtà che va dal 1998 al 2015, anni dove la famiglia Forte ha presieduto e diretto quella grande società, che tutti gli appassionati di volley hanno conosciuto”.

    Io e la mia famiglia in questi 17 anni, abbiamo seguito con costante passione questa società, condividendo “gioie e dolori”, arrivando quasi a conquistare il gradino più alto d’europa.

    Ecco, anche noi come tifosi di quella straordinaria società, non riconoscendoci più come tali dopo l’abbandono della famiglia Forte, abbiamo preferito rinunciare dopo tutti questi anni ad abbonarci, non per una questione tecnico sportiva, ma esclusivamente per la mancanza di quella ” atmosfera familiare”, che si percepiva ogni qualvolta si varcava la soglia del palazzetto, atmosfera creata da questa straordinaria famiglia.

    Ricordo nella mia mente, le prime volte che assistevamo alle partite nel 98 e, notavo che sulla panchina dell’allora Brum’s Preca, siedeva un uomo che portava asciugamani e acqua alle ragazze durante i time out, la cosa che mi colpì era, l’umiltà, con la quale svolgeva il suo compito, e che ho per 17 anni ammirato, quell’uomo era “Il Presidente”.

    Penso, che l’insegnamento debba essere perseguito, per ottenere “Condivisione e Successo”.

    Grazie a tutta la famiglia Forte per questi bellissimi anni, e un sincero e sicuro arrivederci.

    Danilo, Maria Antonietta, Valentina.

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