Alessandra Favoriti: la dottoressa con le ginocchiere

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Se pensate che Mila Hazuki e un libro di biologia non abbiamo molto in comune, dedicate una manciata di minuti a questa intervista. Ne vale la pena. Scoprirete uno dei personaggi  più veri, veraci, sensibili, simpatici  ed appassionati della nostra pallavolo. Una ragazza che con intelligenza, impegno e dedizione ha fatto delle sue passioni un lavoro. Un’atleta che spesso  entra nel rettangolo di gioco con il “camice” (rigorosamente azzurro!) o, se preferite un medico innamorato del proprio lavoro, che, da vent’anni, indossa le ginocchiere.

 

Alessandra Favoriti, nata il giorno di Natale del 1986. Umbra anzi ternana doc. Laureata in Medicina all’Università di Perugia, specializzata presso il corso di Medicina dello Sport al Policlinico Umberto I di Roma lo scorso luglio. Dal 2015 membro dello staff sanitario della Federazione Italiana Pallavolo al seguito delle nazionali giovanili femminili. E poi ancora… pallavolista, più precisamente centrale (e che centrale!) del sestetto Ternana Acquasparta, sodalizio che milita nella serie C umbra. Viaggiatrice, sognatrice, supertifosa della Ternana, romanista (nessuno è perfetto), perdutamente innamorata di Francesco Totti e di Cristiano, la sua dolce metà. Altro da aggiungere?

Hai perfettamente colto nel segno! Lo  sport è il leitmotiv della mia vita. Fin da piccolissima ho praticato tantissime discipline, ma i miei due grandi amori sono l’atletica leggera e la pallavolo. Come hai detto sono anche una grande tifosa di calcio: non poteva che essere così visto che provengo da una famiglia di calciatori. Ho il privilegio di vestire i colori della mia città, il rosso e il verde, come medico sociale delle “Ferelle”, la squadra di futsal femminile di serie A che la scorsa domenica (10 giugno, ndr) ci ha regalato il secondo scudetto. Lo sport mi ha insegnato il vero significato delle parole  impegno e dedizione. Sono grata alla mia famiglia per avermi trasmesso questa grande passione che sono riuscita a trasformare in lavoro.

 

Una passione, quella per il volley che diventa professione e una professione che non può non essere svolta se non con grande passione… ma Alessandra si sente più medico o più pallavolista?

Proprio in questi giorni si è concluso, giocandone le fasi finali, il mio ventesimo campionato di pallavolo. Il volley è stato un amore a prima vista che ho iniziato a praticare con regolarità solo a 13 anni,  anche se in cortile ci giocavo già da piccolissima. La mia è una passione viscerale grazie alla quale ho conosciuto i miei più grandi amici e Cristiano, ovviamente (sorriso romantico). Il secondo amore a prima vista, però, é stato quello per lo studio e soprattutto per la Medicina. Fare il medico è una vocazione e amo quello che faccio. Anche se pallavolista lo sono nel cuore fin da quando guardavo Mila e Shiro con nonna, ora che sono “grande”,  mi sento più medico,  con il privilegio di riuscire a coltivare, con le mie migliori amiche, il nostro “passatempo” preferito in quel rettangolo di gioco.

 

Difficile e stancante conciliare due passioni-professioni così impegnative fisicamente e mentalmente ma tu sembri riuscirci perfettamente con professionalità e soprattutto trasmettendo  sempre gioia e serenità. In tanti anni che ti seguo (detta così sembro uno stalker!) ti ho sempre visto sorridente. Come fai?

Sarò ripetitiva, ma credo di aver avuto il privilegio di riuscire a studiare quello che mi piaceva di più senza rinunciare alla pallavolo. Anzi sono fermamente convinta  della grande importanza formativa dello sport e cerco sempre di incentivare i miei giovani pazienti e i loro genitori alla pratica di una disciplina che amano.

 

Quando e come nasce l’amore per la pallavolo? E quello per la medicina?

La passione per il volley nasce guardando Mila e Shiro come per quasi tutte le ragazze della mia generazione, mentre per la medicina è stato un colpo di fulmine studiando biologia alle superiori. Pensa che i piani erano completamente diversi: sarei voluta diventare un’insegnate di scuola elementare, tant’è che ho frequentato le magistrali con indirizzo socio-psico-pedagogico.

 

Il ricordo più emozionante ed indelebile che hai vissuto con le ginocchiere? E con il camice a curar ginocchiere?

Queste sono due domande a cui non so dare una risposta. Ho vissuto così tanti bei momenti con le ginocchiere che per elencarli mi ci vorrebbe un libro, anche perché, come avrai capito, sono una grande chiacchierona. Per riassumere potrei dirti: le risate nello spogliatoio post allenamento e il senso di libertà dalle tensioni della vita quotidiana quando si entra in campo e si pensa solo a giocare… Questo mi mancherà  veramente tanto quando appenderò le scarpe al chiodo. Per quanto riguarda il mio lavoro, invece, le soddisfazioni più grandi sono nei piccoli gesti, nel saper di aiutare qualcuno e nel sorriso dei miei pazienti… soprattutto l’affetto dei più piccoli che seguo in cardiologia pediatrica all’ospedale Umberto I.

 

In una delle nostre chiacchierate a bordo campo ti sei definita “la sorella maggiore” delle ragazze che hai visto crescere nelle Nazionali giovanili. E gli attestati di affetto e stima che le “bimbe” spesso ti tributano dimostra un rapporto vero, sincero, fraterno e tutt’altro che scontato. Quali sono gli ingredienti per costruire il dialogo con ragazze di una generazione diversa e conquistare la loro fiducia?

Beh, diciamo che mi sono definita “sorella” anche se vista l’età potrei esser anche la mamma… ma non dirlo a nessuno!!! (super risata). L’esperienza dei ritiri con la Nazionale è un’esperienza incredibile: si gira il mondo e si vive 24 ore su 24 insieme, indossando una maglia da onorare. Io ho un ruolo particolare nei confronti delle ragazze, non sempre facile da svolgere, visto che inevitabilmente devo prendere anche decisioni importanti che possono incidere sul loro percorso sportivo. Cercare di creare un rapporto di fiducia è quindi fondamentale pur nel rispetto dei ruoli e a livello giovanile credo che lo sia ancora di più. Sicuramente l’essere un’atleta mi ha aiutato molto in questi anni.

 

Pregi e difetti di Alessandra pallavolista, medico e donna.

Questa è la classica domanda a cui dovrebbero rispondere gli altri. Posso solo dirti che cerco di mettere sempre il 100% in quello che faccio, che si tratti di lavoro, famiglia e divertimento. Le cose non vanno sempre come si vorrebbe, ma non mollo mai, fino alle fine.

 

Ultima domanda non può che riguardare il futuro fuori e dentro il campo. Alessandra Favoriti fra dieci anni sarà?… Non svelarci tutti i sogni…

Fra dieci anni?… (sorriso inquieto!!!) Non è mica semplice! Ho tanti, tantissimi sogni nel cassetto… spero di vestire ancora i colori della Nazionale e di avere un frugoletto a casa che mi aspetta al mio ritorno… ahhah! Cristiano sei avvertito!

ps: Cristiano fra dieci anni ricordati che Volley People ti aveva avvertito;-)

 

Si ringrazia la Federazione Italiana Pallavolo per aver autorizzato la realizzazione dell’intervista.

 


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