Senza bandiera

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Vilipendio. Chissà se il concetto di offesa lesiva dei valori riconosciuti dallo Stato, nei quali senza dubbio rientra il patrimonio storico e culturale rappresentato dalla nostra bandiera, potrebbe essere applicato in questo caso.

 Di certo trova applicazione quel pensiero, che da oltre vent’anni, raccontando con passione lo sport che amo, ripeto senza purtroppo mai timore di essere smentito: quando la politica, di qualsivoglia colore, ordine e grado, fa dello sport il suo terreno di conquista, crea danni abominevoli e spesso irreversibili.

La storia dello sport italiano è purtroppo ricca di “palazzi” lontani dai palazzetti, di molti Presidenti  e pochi “presenti”.

La contaminazione della politica nello sport azzurro pare essere un’insipida costante del sistema Italia.

Questa volta però siamo andati oltre. Decisamente troppo oltre.

Le interferenze politiche hanno generato il rischio concreto, che gli atleti italiani debbano partecipare alle prossime Olimpiadi senza poter esibire la loro, la nostra, bandiera;  al pari di sportivi la cui nazione è stata accusata del più spregevole dei gesti antisportivi: il doping.

Assurdo? No, l’ipotesi abominevole potrebbe diventare realtà fra una manciata di ore.

Gli atleti azzurri, potrebbero essere costretti a presentarsi all’avvenimento sportivo più importante  dell’ultimo quadriennio e per alcuni della propria carriera, senza il vessillo tricolore, senza il testimone della loro identità nazionale, per una sanzione che il CIO applicherebbe al nostro Paese per  scelte, politiche, che minano l’indipendenza del C.O.N.I..

Di certo questo blog non è e non vuole essere sede per arringhe e ancor meno comizi.

Le motivazioni istituzionali che potrebbero determinare quanto fin qui, sono state analizzate da molti, sportivi, giuristi, politologi senza dubbio più competenti di me.

Chi vi scrive però l’ha fatto sempre e solo per passione, con amore infinito verso lo sport, con ammirazione e stima verso quegli atleti protagonisti di tante emozioni.

Chi vi scrive, da semplice ed innamorato tifoso, ha pianto e sorriso avvolto in un tricolore in molti palazzetti del Mondo, ha cantato orgoglioso a squarciagola il proprio inno alzando al cielo quel vessillo che rappresenta la storia, la cultura e la bellezza della nostra Italia.

A Tokyo potremmo veder sfilare sportivi italiani, bandiere di valori, senza il valore della  nostra bandiera.

Un torto che lo sport italiano, i suoi atleti e i suoi appassionati non meritano; un rischio che deve indurre  tutti ad una profonda riflessione.

E se possibile ad un cambiamento epocale ed apolitico.


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