Sarah. Ventitré anni. Tredici finali consecutive vinte, da protagonista. Tredici ori fra cui il più ambito da ogni atleta: quello olimpico.
Basterebbero queste poche righe per inserirla fra le eccellenze sportive del nostro Paese.
Ma Sarah da Piombino, con quel cognome tedesco (Fahr, ndr) a ricordare le origini di mamma e papà, centrale della Nazionale italiana di volley, é già molto di più di un’eccellenza.
Sí, perché dietro a quelle medaglie d’oro c’è qualcosa di ancor più unico e prezioso.
C’è la storia di una giovanissima sportiva che ha affrontato due gravi infortuni a distanza di pochi mesi; due “robe serie”, di quelle che non sai se potrai tornare in campo, a praticare quello sport, il volley, che é la tua vita.
E riassumere con un semplice “lei ce l’ha fatta” sarebbe sminuire la sofferenza, la paura, il dolore, lo sconforto vissuti da questa ragazza.
Sarebbe quasi come dimenticare la sua tenacia, la sua forza di volontà, la sua straordinaria maturità non solo nel vivere quei due incubi ravvicinati, ma anche nel raccontarli, senza filtri, senza veli, senza finzione e con straordinaria umanità.
Vera, autentica, spontanea, con gli occhi lucidi ogni volta che ricorda quel buio e la forza con cui é tornata a vivere la luce più intensa.
E allora ecco che tutte quelle medaglie, vinte in campo murando prima la paura di non farcela e poi gli avversari, diventano ancora più uniche, preziose.
Sarah, la centrale azzurra, medaglia rigorosamente d’oro al collo, ricorda a tutti che nello sport, come nella vita, ci sono momenti difficili, terribili, in cui tutto sembra perduto. Affrontarli con consapevolezza, tenacia, chiedendo anche aiuto ad altri é fondamentale per tornare in campo, per tornare a vivere. Per aver vinto prima ancora di essere vincenti.
Ed é per questo che Sarah, é già molto di più.
Sarah, ventitré anni, cuore al centro del volley azzurro, é ciò che non solo un atleta, ma qualsiasi essere umano sogna di poter diventare: un esempio da seguire e da raccontare.
