Ci sono giorni che non hanno bisogno di essere raccontati con grandi parole. Basta una linea sottile per raccontare un ruolo di immenso spessore. Basta un’emozione che, quasi senza chiedere permesso, arriva dritta al cuore. Basta un nome.
Oggi è quello di Jennifer Boldini. La palleggiatrice classe 1999, è stata nominata capitano del sestetto del Bisonte Volley Firenze. Una scelta che va ben oltre il semplice ruolo in campo. Diventare capitano significa assumersi una responsabilità che non si misura soltanto con le vittorie, con gli applausi o con il numero di partite giocate.
Un capitano non è mai per caso.
Lo diventa perché nella sua carriera ha dimostrato di esserci, sempre; di trovare una parola quando le parole sembrano finite. Perché ha saputo alzare la testa quando intorno qualcuno l’ha abbassata. Perché ha saputo comprendere che guidare una squadra non significa necessariamente stare davanti, ma spesso significa stare accanto. E Jennifer, con il suo ruolo di palleggiatrice, lo sa forse più e meglio di chiunque altro: ogni pallone racconta una scelta, ogni alzata è un atto di fiducia, ogni compagna deve sentirsi importante.
L’essere nominata capitano arriva dopo un percorso. Dopo sacrifici silenziosi, allenamenti, cadute, ripartenze, momenti difficili e gioie condivise. Arriva perché qualcuno ha riconosciuto in te qualcosa che va oltre la tecnica.
Il capitano è quello che rappresenta il gruppo quando il gruppo non può parlare. È quello che porta sulle spalle anche le emozioni delle compagne. È quello che sa che una squadra non è fatta soltanto di sei giocatrici in campo, ma di persone, storie, sogni e paure che si intrecciano ogni giorno.
Per questo oggi, guardando Jennifer Boldini, ancora una volta con quella sottile linea sulla maglia, viene quasi naturale emozionarsi.
Perché certe investiture hanno il sapore di un riconoscimento. Dicono: “Ti vediamo. Ci fidiamo di te. Sappiamo chi sei.”
E forse è proprio questo il significato più bello dell’essere capitano.
Non essere quella che deve fare tutto. Ma essere quella a cui le altre possono affidare una parte del proprio cuore.
Jennifer, da oggi, quel cuore lo porta anche sulla maglia.
E siamo certi che saprà custodirlo con la stessa cura con cui, da palleggiatrice, ogni giorno mette nelle mani delle sue compagne il pallone più importante: quello della fiducia.
Un capitano non è mai per caso.
E spesso significa che una squadra ha già scelto, prima ancora di dirlo, a chi affidare i propri sogni.
In bocca al lupo Jenny.
