Francesca, geometria al futuro

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Ci sono storie che non fanno rumore mentre accadono, ma che lasciano una scia di precisione, dedizione e silenziose promesse.

Chi respira il profumo dei palazzetti da anni sa che il ruolo della palleggiatrice è “un lavoro di sottrazione”: far brillare le altre, nascondere il pallone alle avversarie, inventare traiettorie dove gli altri vedono solo un muro invalicabile. E se c’è una ragazza che ha fatto della pulizia tecnica e della resilienza il suo manifesto, quella è Francesca Scola.
Oggi che il CT Julio Velasco ha inserito il suo nome nella lista delle trenta azzurre per la Volleyball Nations League, quella firma non è solo un premio. È la chiusura di un cerchio. O forse, l’inizio di una linea retta, infinitamente crescente.

Chi ha memoria ricorderà quella ragazzina che nel 2017 alzava al cielo il Mondiale Under 18 e l’Europeo Under 19 poco dopo, guidando una generazione di talenti con una maturità che non apparteneva alla sua carta d’identità. Nata a Milano nel 2001, Francesca è cresciuta in quella fucina di talenti che è il  Volleyrò, ha respirato l’aria  del Club Italia e poi ha iniziato a girare il Belpaese, zaino in spalla e ginocchiere strette.

Vallefoglia, Casalmaggiore, Cuneo, Busto Arsizio, fino all’approdo a Talmassons. Non è sempre stato un cammino in discesa.

Chi gioca in regia sa che la fiducia si guadagna un pallone alla volta, accettando anche la panchina, i cambi tattici, le stagioni in cui bisogna lottare per la salvezza sacrificando le statistiche personali per il bene comune.  Francesca ha fatto esattamente questo: ha messo la sua firma silenziosa su ogni centimetro di campo, unendo un carattere d’acciaio a quella mentalità vincente che  non è dote di tutti e soprattutto si forgia quando i riflettori sono spenti.

La Nazionale maggiore non è mai un regalo, è una conseguenza. Quando un coach come Julio Velasco ti chiama, non è mai per caso:  lui cerca giocatrici capaci di reggere l’urto emotivo del palcoscenico internazionale, atlete che sanno cosa significa “stare sul pezzo”, senza smarrire la bussola. Vedere Francesca Scola lì, accanto a mostri sacri del ruolo,  fa battere il cuore a chi ama questo sport. È la vittoria della costanza. È la dimostrazione che il talento, quando sposa l’umiltà e il lavoro quotidiano, trova sempre la sua strada per emergere, per conquistare applausi e cuori.

Ora per lei si aprono le porte del Centro Federale Pavesi e i viaggi internazionali della VNL. Non sappiamo quanti palloni toccherà, né quanti centimetri di campo calpesterà in questa estate azzurra. Ma una cosa è certa: ogni volta che Francesca Scola alzerà le mani verso il cielo per accarezzare quel pallone tricolore, dietro ci saranno i sacrifici di una vita, i sogni di quella bambina del 2017 e la consapevolezza che il futuro, finalmente, ha il suo volto.
Buona fortuna, Francesca. Disegna la tua pallavolo anche in azzurro.


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